Positivo-Naturale
DIRITTO POSITIVO VS DIRITTO NATURALE
Viviamo costantemente sotto il diritto positivo: la legge dello Stato, la legge della collettività, la legge internazionale, la legge del regolamento condominiale (la più temuta in assoluto!)
Il diritto positivo decide cosa è lecito e cosa no, cosa è permesso e cosa è punibile. Un tempo era l’interpretazione di ciò che diceva il divino, poi di ciò che stabiliva il re o i padri costituenti; oggi è ciò che interpretano i massimi giuristi, o ciò che scrive chi produce nuove leggi.
È la griglia dentro cui un popolo si muove ogni giorno. Teme ripercussioni se ne esce. Ma resta una griglia in cui si rischi di rimanere ciecamente intrappolati.
Poi però succede una cosa interessante: basta un tubo rotto in casa, un cenno dell’idraulico, un possibile risparmio di 50 euro… e tiriamo fuori il contante. Paghiamo in nero per un ritorno reciproco immediato.
Ed ecco che il diritto positivo, improvvisamente, diventa una specie di consiglio facoltativo. Un’opinione. Una formalità. Un piccolo capriccio intellettuale a cui rinunciamo volentieri per un beneficio personale.
Si esce fuori dalla griglia: a volte con un senso di colpa, a volte con un sano sentimento di autolegittimazione, a seconda della circostanza e della morale individuale.
IL DIRITTO NATURALE È VIVO (ANCHE SE NON GOVERNA)
Sotto la superficie del diritto positivo, il diritto naturale resta sempre presente. È quella vocina che ci fa riconoscere l’ingiustizia prima ancora di leggere una norma.
È il motivo per cui diciamo: “è legale ma è sbagliato” “non è legale ma è giusto” “questa cosa è meglio che non si sappia, ma io la faccio”
Il diritto naturale emerge in mille episodi quotidiani. Quasi mai governa: è più un faro morale che un codice, il nostro ego che rifiuta l'ego impositivo altrui. E sopratutto quando succede qualcosa di enorme... diventa più importante che mai.
SCONTRO DEI DIRITTI
Cosa succede quando due sistemi a di diritto positivo entrano in conflitto?
Si “confrontano” e si “armonizzano” ma spesso si fanno anche la guerra.
Se entrambi sono convinti di essere legittimi e sovrani, l’unico arbitro diventa la forza.
La Seconda Guerra Mondiale è l’esempio perfetto: due ordini politici e giuridici incompatibili. Ognuno legittimato dal proprio diritto interno. Ognuno trascina i propri cittadini, con forzature sempre maggiori del diritto positivo, verso ripercussioni personali e collettive. Tutti sono trascinati. Ognuno è convinto di essere nel giusto.
Finché la bugia finisce per uno dei due sistemi positivi.
NORIMBERGA: IL DIRITTO NATURALE EVOCATO DAL VINCITORE
Dopo la guerra arriva il Processo di Norimberga. È qui che la filosofia del diritto si rompe in modo spettacolare.
La difesa dei gerarchi nazisti, in sostanza, era: “Abbiamo seguito la legge.” “Abbiamo obbedito agli ordini.” “Era tutto legittimo nel nostro sistema.” Cioè: “Abbiamo rispettato il diritto positivo.” E l’accusa risponde con una tesi opposta: “Dovevate sapere che era sbagliato.”
Qui entra in scena il diritto naturale: un principio superiore al diritto interno, secondo cui esistono azioni talmente disumane da essere criminali anche se legalizzate.
Il vincitore giudica il perdente non usando il diritto positivo del perdente (che lo assolverebbe), ma usando un principio antagonista. Il diritto naturale.
Ed è proprio qui che nasce il cortocircuito.
IL PARADOSSO
Norimberga dimostra una cosa scomoda: il diritto positivo pretende di essere sovrano finché governa; ma quando produce un abisso morale, allora i vincitori invocano il diritto naturale.
In pratica: Quando serve a comandare: “la legge è la legge” Quando serve a punire: “c’è qualcosa sopra la legge”
Il diritto naturale diventa la base morale con cui si condanna ciò che era stato reso legale. È anche un paradosso logico: la legge viene giudicata da qualcosa che la legge non controlla.
All’idraulico e a noi faceva comodo eseguire una prestazione senza fattura; ai giudici, dopo tutto il disastro della guerra, faceva comodo una carta filosofica e razionale vincente, "senza fatturazione" (ma al nero) ad un sistema a diritto positivo.
CONCLUSIONE
Forse è una contraddizione inevitabile, una frattura incomprensibile per la maggior parte delle persone. O forse è un dualismo costante, sempre lì: con il diritto naturale spesso soffocato, che poi emerge in singoli momenti per affermarsi con chiarezza.
Ma allora la domanda finale è semplice e tremenda:
Se un domani il nostro governo ci porta in guerra e ci schiera gli uni contro gli altri, cosa dovremmo seguire? Il diritto positivo o il diritto naturale? E quando decidiamo che il limite è superato?
E se i giudici non riconoscono il diritto naturale, la storia ci insegna come finisce: arriva un altro Stato, vince, e ci spiega che “dovevamo capire”. Tra i processi di Norimberga c'è anche quello ai giudici, che per assurdo avendo negato per anni qualsiasi forma di diritto naturale sono stati definitivamente condannati su tale principio. Che sfregio intellettuale!
Spesso, tra due sistemi “chiusi” dentro una griglia, vince quello che lascia respirare di più, che ha una griglia meno stringente. E come avviene nel diritto, avviene anche nell’economia: potremmo citare l’esempio della Guerra Fredda e la disgregazione sovietica.
Tra due sistemi, in generale, tende a prevalere quello che permette al suo interno più libertà. Perché già dentro la sua griglia questo dualismo–contraddizione–paradosso è stato, almeno in parte, digerito e accettato più di quanto lo sia nel sistema che finirà sconfitto.
Vince la libertà. Vince lentamente la libertà del singolo, che poi diventa libertà di più singoli, che poi diventano le nuove masse. È un lento processo di crescita dell’umanità. Chi si ferma o regredisce viene sconfitto; su tutti i piani, e quello bellico non é escluso. La guerra è il giudice più imparziale che esiste, insieme al mercato e all'universo stesso che si palesa a noi ogni giorno. Sembra un gran caos ma c'è anche molto ordine, ma questo é un dualismo che l'occidente non comprende e magari sarà tema di un altro articolo.
É una guerra che avviene nel macrocosmo delle nazioni ma avviene anche nel micocosmo interno ad ognuno di noi.
La guerra è inevitabile. La sconfitta sì, o integrarla quando il costo è eccessivo e ricalibrarci ascoltando(ci) e trovando un equilibrio di nash più sano alla nuova eoria dei giochi che abbiamo compreso alla quale stiamo in realtà giicando.
Se la tesi e la conclusione è corretta non lo sappiamo, il decisore finale è sempre il mercato. A me pare così, mi sembra una griglia molto meno rigida del racconto che abbiamo avuto finora per interpretare molte vicende storiche ed attuali...ciò mi può permettere (forse) di essere meno ideologico su entrambi i sistemi ed essere molto più opportunistico a comprendere quando le forse in gioco cambiano.
Siamo attori dentro un dilemma del prigioniero, costantemente partecipi ad una teoria dei giochi sociali, economici e morali.. Sto ragionando da spietato cinico figlio di puttana? Forse..o accettando una contraddizione che mi caratterizza, tanto quanto gli altri, che però solo adesso é emersa???
Probabilmente sono solo un figlio di puttana e basta...probabilmnete lo sei anche tu...Accettalo. Accettati. Gioca al nuovo gioco.