Pre-Sente
Scuola
È suonata la campanella. Momento dell’appello. Ho due cispole negli occhi grosse come due tocchi di fumo di Karim.
Mi ripeto:
“Attendi il nome prima del tuo e sii pronto a rispondere al tuo momento.”
Rullo di tamburi:
“Pi-Rattata!” urla — o forse chiede — il professore.
“Presente” rispondo.
Minchia, che rottura di balle superata la scuola. Da allora non ho più avuto bisogno di rispondere a nessuna domanda con un “presente”. Se riaccade dopo l’età adulta, aspettati di essere in guerra.
Dopo
Cazzo, la scuola è veramente un sistema bellico. Sicuramente dopo i dodici anni.
Oggi ci scherzo sopra dicendo che è una simulazione di Matrix per valutare il tuo QI: prima te ne vai, più alto è il punteggio.
Quando ci riesci non te lo dicono nemmeno, ma vinci un premio invisibile. Tutto tuo.
Non possono smontare il gioco e dirlo all’umanità intera. È un po’ come la storia di Babbo Natale: poi reggi il gioco, sei dall’altra parte della narrativa.
Diventa divertente anche per l’alunno più disubbidiente. Una forma di nonnismo.
E se hai figli, probabilmente qualcuno che ti tenga il moccioso — anche a costo di diseducazione — può valerne la pena.
Ivan Illich e la propria curiosità
Un mio amico mi ha mandato un video di Ivan Illich che mette in luce tutto ciò che ho sempre pensato della scuola.
Con gergo tecnico e analisi solide ha individuato i limiti di quel sistema, le cause, le implicazioni e soprattutto il punto in cui diventa malsano. Ottimo intellettuale per mettere ordine nei pensieri su questo argomento.
Ma anche con questo livello di sofisticazione, se parli a un plurilaureato con PhD che a 35 anni fa fatica ad arrivare a fine mese, la risposta è sempre la stessa:
“Babbo Natale esiste”.
Non puoi farci nulla. Ormai è un bot del sistema.
Se lo guardi bene negli occhi ha le cataratte fatte con la polvere dei banchi di scuola che la bidella non puliva.
Se gli spieghi che la polvere che si deposita sulle superfici di un aeroplano non si stacca nemmeno alla massima velocità a causa del limite dello strato viscoso, non susciti alcuna curiosità.
Il PhD gliel’ha tolta, in nome di citazioni, riferimenti e pubblicazioni.
La curiosità è ammessa solo se performativa o se serve a sentirsi migliore.
La scarsità di autointerrogazione è carne da macello per la macchina del panem et circenses.
Vorresri scuoterlo, è una metafora: serve olio di gomito per pulire quella polvere.
La rampa di lancio che la società ha promesso — quella in cui, a un certo punto, gli occhi sarebbero tornati lucidi e curiosi verso il mondo — è falsa.
Rincorrendo quella promessa di velocità, è più probabile che ci si lanci da un palazzo come unico modo per provare a trovare pace, nemmeno più per tornare a vedere.
Come stai?
Le risposte alla domanda sono sempre: “Bene.” “Tutto bene.” “Non c’è male.” “Mah, oggi mi è successo questo.” “Alla grande.”
È così che si risponde di solito.
La maggior parte mente. Nessuno dice mai “sto male”.
E spesso il “sì, tutto alla grande” — soprattutto quando è estremamente euforico — nasconde un baratro da affrontare nelle settimane o nei mesi successivi.
Oggi dovrei rispondere, in modo allarmante e socialmente strano, ma autentico, con un “Presente”.
Allora ero pre-sente: fisicamente presente in quell’aula fredda e sporca, ma internamente in una fase precedente al sentire.
Se la scuola doveva potenziare il mio stato di essere presente, probabilmente nessun altro sistema è andato così vicino a sottrarmelo. E intendo “stato” come sovranità su tutti i fronti: razionale, emotivo, relazionale, mentale.
Oggi non sto bene. Non sto male. Sono nel flusso delle cose che faccio con piacere. Sono io. Non c’è bene o male. C’è solo la cosa corretta da fare. Sono "Presente".
Sistema bellico back in the game
E se una nuova legge dello Stato facesse passare, casa per casa, militari pronti a forzarmi a imbracciare un fucile?
Come risponderei al futuro capoplotone durante l’appello, al suono del mio nome? “Pi-Rattata!!!”
Sarei già per mare — Presente.