Quando il denaro ha vinto (e ha rotto tutto)
Una volta la domanda era: “cosa fai?”
Non nel senso fiscale. Nel senso estetico.
Era una questione di stile, di curiosita, di quanto fosse interessante la tua vita.
Poi ê diventata:
“quanto fai?”
E da li in poi ê finita.
Seinfeld lo dice chiaro: negli anni 70 il lavoro era una forma di identita.
Negli anni 80 ê diventato una scorciatoia.
Per la prima volta potevi fare tanti soldi, velocemente.
E da quel momento, tutto il resto ê sembrato una perdita di tempo.
Il problema non ê che il denaro sia importante.
Ê che ê diventato l’unica metrica che non richiede spiegazioni.
Se guadagni tanto, sei “giusto”.
Non importa cosa fai, come lo fai, o se serve a qualcosa.
Il numero basta.
Ê la religione perfetta:
misurabile, comparabile, trasferibile.
E soprattutto: senza contenuto.
Cosi abbiamo sostituito tutto il resto.
Comunita, mestiere, talento, perfino il gusto.
Non chiediamo piu se qualcosa ê bello, interessante o necessario.
Chiediamo se scala.
Il paradosso ê che più il denaro diventa centrale, piu perde significato.
Perchê se tutto ê convertibile in soldi, allora niente vale davvero qualcosa.
E quindi lavori per anni, accumuli, sali…
e a un certo punto ti accorgi che hai ottimizzato la cosa piu vuota disponibile.
Seinfeld, con la sua calma da comico che ha gia visto tutto, dice una cosa semplice:
se il lavoro non ti soddisfa, neanche i soldi lo faranno.
Che ê ovvio.
Ma oggi suona quasi offensivo.
Perchê abbiamo costruito un mondo in cui
ê più facile fare soldi che fare qualcosa di interessante.
E non era cosi.
Non ê sempre stato cosi.
Ma adesso si